Cose Che Enshittification
Dove vi parlo di AI (e vabbè), di film d'autore e di stop-motion (yay)
Salve a tutt* e benvenut* a una nuova edizione di Cose Che!
Sono passate tre settimane dall’ultima edizione, ma eccoci di nuovo qui, a parlare di cose. Prima un piccolo aggiornamento personale: sono stata, per la seconda volta, a Folle di Scienza, l’evento-raduno-convention delle persone che fanno comunicazione della scienza e che ogni anno invadono il comune piemontese di Strambino. Sono tornata con molte emozioni, alcune di soggezione e angoscia (ma quella è la sindrome dell’impostore), altre motivanti e attivanti, con mille idee per progetti personali che vorrei iniziare e portare avanti (sì, però con calma, cercando di puntare alla sostenibilità). Ne riparleremo, intanto iniziamo:
Cose che AI
Breve sguardo all’enshittification digitale che prosegue a colpi di prodotti AI. Prima di tutto OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT, ha lanciato il browser Atlas. L’idea di fondo è quella di cambiare il modo in cui navighiamo: invece che con ricerche, click e schede gestite solamente dall’utente, navigare attraverso una conversazione con il browser stesso, che può interagire con i siti che visitiamo.
La linea tra ricerca, navigazione e assistenti AI diventa sempre più sfumata1, e ci siamo convint* che per qualche motivo questo sia un bene. O meglio, l’appeal è evidente: sono decenni che è immaginata e sognata una interazione umano-macchina, soprattutto per le ricerche e i flussi di lavoro, più conversazionale (vedi anche solo i computer di Star Trek). Il problema è confondere i modelli linguistici dietro bot come ChatGPT con i motori di ricerca, e prendere per buone le risposte che ci vengono fornite.
Parlando sempre di affidabilità, da Grok di Elon Musk è uscita ora fuori Grokipedia, una enciclopedia online AI che Musk stesso sostiene essere ‘molto meglio’ di Wikipedia. Peccato che, come in realtà quasi tutti i modelli linguistici, Grokpedia sia stato addestrato anche su Wikipedia stessa. E infatti, in molti casi, risputa fuori proprio articoli di quest’ultima. C’è poi una fondamentale differenza: Wikipedia è un progetto aperto, gratuito, dove le informazioni inserite devono essere supportate da fonti e sono controllate da più persone; è uno dei pinnacoli della collaborazione volontaria umana. Grokepedia, invece, è opaco, non permette in maniera trasparente il fact-checking, non si capisce se e quando stia allucinando o meno, o anche solo se i fatti presentati sono in buona fede o piuttosto non sono stati direttamente distorti per compiacere il suo proprietario, che non vuole un’AI troppo woke (e infatti dai primi risultati emersi, Grokipedia è razzista, transfobica e ama Elon Musk).
Chiudiamo con alcuni link veloci:
La fine dei social network, aiutata dall’AI: un cambio di paradigma in cui sui social ci sarà sempre meno interazione tra utenti e molto più consumo di contenuti, che non saranno oltretutto neanche generati da esseri umani, ma direttamente dalle AI.
Il film Her è sempre meno fantascientifico e sempre più realistico: se già molte persone utilizzano i chatbot per sentirsi meno sole, le realtà dietro questi ultimi vogliono marciarci sopra, permettendo alle persone conversazioni intime ed erotiche. Esistono già ovviamente aziende che offrono questi servizi, come Replika, ma ora si stanno muovendo anche gli attori più grossi, come OpenAI e xAI con Grok.
Scopro in un colpo solo che: 1) L’Albania ha una ministra AI, Diella, nominata ufficialmente meno di due mesi fa 2) Questa ministra è incinta 3) È incinta di 83 figli. (In termini più noiosi, la piattaforma e-Albania ha un’assistente virtuale per aiutare i cittadini (la suddetta ministra), e ora ad ognuno degli 83 parlamentari del Partito Socialista d’Albania verrà fornito un assistente personale per i lavori parlamentari.)
Gira il termine “Clinical-grade AI” (AI adatta all’uso clinico), ma non vuol dire nulla.
Ogni settimana più di un milione di utenti parla di suicidio su ChatGPT.
Cose che vedo
Nuove rivoluzioni - Come anticipato, ho visto One battle after another di Paul Thomas Anderson, ed è stato incredibile. Racconta di rivoluzioni attraverso le generazioni, di rapporti padre-figlia, di violenza delle forze armate, di suprematisti bianchi, e tante altre cose. Quasi tre ore che però non si sentono, con una trama che avanza attraverso momenti tesissimi (una delle migliori scene di inseguimento mai viste, col cuore in gola), altri volutamente disagevoli e altri addirittura divertenti. Come è evidente, mi è piaciuto moltissimo (anche se ho letto critiche negative valide)
La strada per l’inferno è lastricata - Un altro film che mi è piaciuto moltissimo, per motivi completamente diversi, è Dogville di Las von Trier. Racconta di una ragazza in fuga da una banda di criminali, che trova rifugio in un paesino (Dogville, appunto) nel mezzo delle montagne rocciose. Per sdebitarsi dell’accoglienza offre il suo aiuto nelle attività quotidiane, ma questo aiuto, pian piano, diventa sempre meno volontario. Il film è un accumulo sempre più pesante e disturbante, con violenze sessuali, psicologiche e fisiche, e sempre meno fiducia nell’altro. Non un film leggero (ma neanche il più pesante di von Trier, da quello che mi dicono), ma comunque incredibile. Tocco finale: il film si svolge in questa specie di palco, che rappresenta la città, dove quasi tutti gli elementi che non siano esseri umani o mobili sono rappresentati semplicemente con delle linee di gesso per terra, come su una cartina, contribuendo al senso di estraniamento.
Saffiche e porcellini d’india - Ultima cosa incredibile guardata in questo periodo è stata una serie in stop-motion chiamata Women Wearing Shoulder Pads. Il contesto è molto sud-americano2, oltre che nella location, nei toni da telenovelas: passione, mistero, complotti, confronti accessi, mommy issues, c’è tutto. Ci sono un sacco di porcellini d’india (che, per contesto, in molte parti del Sud America è un animale che viene mangiato), ma in questo mondo gli esemplari adulti sono grandi come mucche. Ci sono soprattutto un sacco di donne, anzi: ci sono pochissimi personaggi maschili, e nessun nel cast principale; e le protagoniste sono tutte, più o meno, saffiche. Non mi sono ancora del tutto ripresa: non è un prodotto perfetto, ma sicuramente è innovativo, divertente e interessante, anche proprio nel modo in cui viene approcciata l’animazione in stop-motion.
E questo è tutto! Alla prossima edizione!
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Ma già da un po’, in realtà: https://9to5google.com/2025/01/15/google-search-market-share-2024-low-point/
È ambientata in Ecuador, anche se la produzione è messicana; rimane la prima serie di Adult Swim, l’emittente americana per l’animazione per adulti, ad andare in onda in spagnolo





